MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS Castellammare, al processo a Greco testimonia Irollo: ‘Assunsi il nipote di Carolei, è un lavoratore’ Il cognato: ‘Non ebbi forzature, sapevo della parentela col camorrista’

INSERITO DA LEONE BUONGIORNO “Siamo amici dall’infanzia, poi siamo diventati cognati”. Un rapporto che affonda le radici negli anni, quello tra i due imprenditori e che ora vede Giovanni Irollo nel ruolo di vittima di un’estorsione di cui Adolfo Greco sarebbe protagonista. Più volte l’imprenditore stabiese sarebbe intervenuto per rispettare gli impegni con il boss Carolei. Ha testimoniato, ieri mattina, il proprietario di Gidal in un’aula del Tribunale di Torre Annunziata in cui erano in pochi per le misure di sicurezza anti Covid. “Non ho avuto forzature per la sua assunzione, ma comunque mi ha condizionato il suo cognome” spiega ai giudici Irollo, sposando la linea della difesa del cognato imputato al processo con i capi dei clan di Castellammare e dei Lattari. E aggiunge: “Condiziona anche se parente di carabiniere, poliziotto o politico”. Nega l’amministratore di Gidal di avere subito le pressioni del cognato che, nell’inchiesta che l’ha portato a processo, è stato intercettato più volte mentre interveniva per ottenere l’assunzione del nipote di Paolo Carolei. Un’assunzione promessa, ma che tardava ad arrivare. Va indietro nel tempo Irollo per spiegare il rapporto con Greco rispondendo alle domande incalzanti del pm Cimmarotta: “Io e Greco. Percorso da zero, amicizia dall’infanzia. Per anni eravamo concorrenti, poi ci siamo riavvicinati”. L’assunzione venne chiesta a Irollo direttamente dai Carolei: “Papà e zio vennero inizialmente a chiedere lavoro a Ercolano”. Ma poi il nipote del boss non viene assunto e la famiglia del boss di Castellammare, diventato alleato di D’Alessandro, bussa alla porta di Greco. Alla fine il nipote di “Paoluccio” diventa un dipendente del gruppo Irollo. “Carolei assunto in supermercato a Castellammare. Stavamo facendo selezione di personale, ma eravamo coperti. Abbiamo fatto inserimenti graduali. Aperto Ercolano, abbiamo spostato personale e assunto Carolei”. Irollo parla anche del boss: “So che Paolo Carolei è malavitoso. È un camorrista. Presi tempo perché sapevo parentela. L’ho assunto solo perché seppi che era lavoratore e non aveva a che fare con lo zio. Ora e’ stato anche promosso e responsabile, è bravo”. Del resto ricevere raccomandazioni o richieste di assunzioni rientra nella quotidianità per Irollo e Greco: “Siamo le due realtà più importanti di Castellammare, tutti da noi a chiedere un posto”.
IL CORRIERINO

Miki Pappacoda

Giornalista pubblicista blogger lavoro nel campo dell'informazione dal 2010 iniziando con Positanonews e con il mio giornale Vettica di Amalfi Online

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: