MOTORI E AUTO D’EPOCA Pace armata fra Renault e Nissan: rioganizzata l’Alleanza, il sogno della fusione è ormai sfumato

Dopo oltre due anni di lotta fratricida, fra soci che erano andati d’amore e d’accordo per quasi un ventennio, Renault e Nissan ripongono l’ascia di guerra. Nel polverone era finito anche l’altro membro dell’Alleanza, la più piccola Mitsubishi, che, entrata nella partnership da poco, ne ha viste delle belle nell’ultimo periodo. Per la prima volta i manager delle tre compagnie tornano a sedersi intorno allo stesso tavolo, ma la sensazione è che, a far fumare il calumet della pace, molto abbia contribuito la pesante situazione causata dalla pandemia. Il virus ha picchiato duro sulle multinazionali più in forma, rischiava di trascinare nel fango aziende che, per la divergenza di vedute, avevano perso gran parte del valore (Renault vale appena un quinto rispetto alla primavera 2018).

Era propedeutica a questo nuovo accordo la dichiarazione del ministro dell’Economia di Parigi che l’altro giorno aveva tuonato: «La Renault rischia di scomparire». Il piano era forse un altro. I francesi aspettavano l’insediamento del nuovo numero uno operativo, l’italiano Luca De Meo, ma non c’era più tempo di attendere fino a luglio. Per come si è svolta la conferenza, i 24 mesi appena trascorsi sembrano cancellati: si è parlato solo di opportunità e di saving con il rilancio dell’Alleanza, ma sarebbe stato molto meglio partire da queste basi prima del doloroso periodo di guerra fredda. In realtà l’atmosfera fra i due gruppi resta tesa e l’accordo raggiunto era ormai indispensabile.

Che si tratti di una pace armata lo conferma il fatto che non si è fatta menzione del rapporto societario, delle quote di capitale che una ha dell’altra, dei posti nei board e dei diritti di voto, ma si è solo parlato del «funzionamento operativo» sul quale sembra sia stata raggiunta una buona intesa destinata a durare nel tempo (almeno per un po’). Il nuovo equilibrio si basa più che altro sulle reali forze in campo, mentre i francesi, che puntavano sulla fusione, volevano far valere le quote azionarie. Un punto sul quale hanno dovuto fare retromarcia in quanto lo stesso presidente della casa francese e numero uno dell’Alleanza, Jean-Dominique Senard, ha dichiarato che «non c’è un’ipotesi del genere sul tappeto».

La “ripartenza” dopo la lunga sosta ai box «si basa sul modello leader-follower per migliorare l’efficienza e la competitività su prodotti e tecnologie». Ciascuna azienda (soprattutto Renault e Nissan) farà da traino per competenza territoriale, per alcuni prodotti e alcune tecnologie. Soprattutto sulla prima emerge il ruolo forte della casa di Yokohama: sarà il riferimento in Cina, Nord America e Giappone, tre autentiche corazzate. La Renault avrà la responsabilità di Europa, Russia, Sud America e Nord Africa, aree dove la sua presenza è maggiore, ma che volgono molto meno come mercati. Mitsubishi prende le “briciole”, il Sud Est asiatico e l’Oceania. Anche dal punto di vista delle tecnologie la Nissan sembra uscita meglio: si occuperà della guida autonoma, il futuro forse più lontano ma con investimenti e margini di sviluppo enormi.

La connettività è divisa in due, con Renault che se ne occupa in tutto il mondo e la Nissan in Cina (è un mercato enorme, avanzatissimo da questo punto di vista). Della parte elettrica si occuperà Renault (sopratutto dell’architettura) ma con ampie deleghe di Nissan nello sviluppo delle piattaforme: quella piccola ai francesi, quella medio-grande (che ha una produzione superiore) ai giapponesi. Mitsubishi avrà il compito di seguire i meno strategici veicoli ibridi plug-in, una tecnologia di “passaggio”. Macron ha ottenuto lo sviluppo in Europa delle celle delle batterie, una parte finora in mano ai soci-rivali.

Entro il 2025 (la volontà di tornare amici è “sincera”) metà dei veicoli saranno realizzati su architetture congiunte e consentiranno un risparmio del 40%. Gli analisti hanno iniziato a fare i conti e qualcuno ipotizza che si possano risparmiare 8 miliardi l’anno. Attualmente in Sud America vengono prodotti 6 veicoli su 4 piattaforme, l’obiettivo è quello di costruirne 7 su solo 2 pianali. Adesso l’Alleanza, se la tregua tiene, ha tutte le carte in regola per rilanciarsi perché solo nel 2017 è stata il più grande costruttore del mondo.

Il braccio di ferro l’ha quasi paralizzata per due anni: senza sapere come sarebbe finita era impossibile pianificare investimenti strategici e sviluppare i cardini delle piattaforme. Domani le aziende illustreranno i loro piani interni, la Renault ha annunciato tagli per 2 miliardi ma non potrà toccare fabbriche e forza lavoro altrimenti niente prestito di 5 miliardi. Ieri il titolo a guadagnato in borsa il 17%. di Giorgio Ursicino LEGGO.IT

Miki Pappacoda

Giornalista pubblicista blogger lavoro nel campo dell'informazione dal 2010 iniziando con Positanonews e con il mio giornale Vettica di Amalfi Online

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