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SEZ. POLITICA Palamara da Giletti: «Frase su Salvini decontestualizzata. Io male assoluto? Potrebbe far comodo a qualcuno»

«Non ho inventato io il sistema delle correnti, identificarmi come il male assoluto potrebbe far comodo a qualcuno». Luca Palamara, ex presidente dell’Anm e magistrato al centro dello scandalo che sta terremotando la magistratura italiana, ospite a Non è l’Arena, il programma di Massimo Giletti in prime time su La7. Palamara dice la sua sulle chat del suo telefono rese pubbliche nelle ultime settimane e svela le logiche delle correnti all’interno del Csm e dell’Anm.

«Sono qui perché ho il dovere di chiarire, mi sento e sono uomo delle istituzioni, amo la magistratura, porto la toga nel cuore», esordisce Luca Palamara intervistato da Giletti. «Io ci tengo a raccontare dei fatti, penso che per comprendere le situazioni bisogna capire il mio ruolo nella magistratura – spiega l’ex presidente dell’Anm – Non ho inventato io il sistema delle correnti, identificarmi come il male assoluto potrebbe far comodo a qualcuno. Il mio ruolo era quello di mediare all’interno delle correnti, e il Csm è un luogo di mediazione».

«Faccio parte di un organo collegiale, ciò che viene detto dà una falsa rappresentazione della realtà», aggiunge Palamara. «Questo sistema penalizza chi non è al centro delle correnti. Il sistema premia chi appartiene alle correnti, chi lo nega dice delle bugie e io le bugie non le posso più dire». «Vorrei sfatare questa idea che il politico dall’esterno sia in grado di incidere sul procuratore di turno, gli accordi sulle nomine erano fisiologi, ma non con i politici», sottolinea l’ex consigliere del Csm. «Mi chiamavano tantissimi colleghi, non per il compimento di atti illeciti. Ma perché ero in grado di mediare. Non mi sono mai sentito onnipotente, ma al servizio dei colleghi», aggiunge Palamara.

«Con Lotti ho commesso un errore di sottovalutazione. Ho sottovalutato il suo ruolo con la procura di Roma», ha detto l’ex consigliere del Csm riferendosi al fatto che Lotti fosse indagato dalla procura di Roma. Non c’è mai stato «un dossieraggio contro Ielo» riferendosi al collega della procura di Roma. Palamara ha anche detto di aver avuto «inizialmente un buon rapporto con il procuratore Pignatone», che con il tempo si è deteriorato.

«L’espressione su Salvini voleva sintetizzare in maniera frettolosa un ragionamento. È una frase decontestualizzata», ha risposto Palamara sulla frase nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini. «C’era evidentemente un dibattito nella magistratura sul tema dell’immigrazione, ma quell’espressione non ha determinato l’indagine».

«È troppo facile dire che sia stato Luca Palamara a fermare Di Matteo. Il sistema delle correnti si accordò su nomi diversi, e quella decisione fu ratificata dal plenum. Una sorta di manuale Cencelli e Di Matteo venne pretermesso», ha detto ancora Palamara.DI SIMONE PIERINI LEGGO.IT

Miki Pappacoda

Giornalista pubblicista blogger lavoro nel campo dell'informazione dal 2010 iniziando con Positanonews e con il mio giornale Vettica di Amalfi Online

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